Il governo fa guerra alle mamme lavoratrici: il caso del bonus baby sitter

La facciata è il Congresso Mondiale della Famiglia, a cui numerosi esponenti del governo Conte hanno partecipato sottolineando il proprio impegno a difesa delle famiglie tradizionali e la preoccupazione per il cosiddetto “inverno demografico” e l’insostenibile invecchiamento della popolazione del Belpaese. C’è però l’altra faccia della medaglia, quella della realtà, che di solito si distanzia parecchio dalla propaganda elettorale e dalle intenzioni sbandierate sui social o davanti alle telecamere. Prendiamo oggi in analisi il caso del bonus baby sitter.

Solo due giorni fa il vicepremier Luigi Di Maio scriveva su Facebook: “In Italia oggi manca attenzione verso il ceto medio, dove è sempre più difficile coniugare lavoro e famiglia, a causa di orari impossibili e stipendi troppo bassi. Questo frena la propensione ad avere figli. Come ho già avuto modo di dire, fare un figlio deve essere un atto d’amore, non un sacrificio. Il bambino, quando nasce, deve avere tutto quello di cui ha bisogno e non possiamo lasciare le giovani coppie abbandonate al pensiero di potersi permettere o meno il necessario. Ho ascoltato con interesse le proposte del Forum per migliorare il sistema degli assegni familiari e quelle tese alla creazione di un assegno per la natalità. È importante lavorare su questo tema e non a caso vogliamo inserire nel Def un capitolo dedicato proprio alla famiglia. Poi possiamo aprire tutti i dibattiti del mondo su cosa la famiglia debba essere, ma prima concentriamoci sui problemi”.

La propaganda si scontra con la realtà: cancellato il bonus baby sitter

Nulla da dire sulle parole di Di Maio, quel che dice è assolutamente vero. Peccato che, come al solito, arriva sempre il momento in cui l’incessante propaganda politica si scontra con la realtà dei fatti. E così è avvenuto, per l’ennesima volta. Proprio mentre Di Maio annunciava aiuti per le giovani coppie che vogliono mettere su famiglia e i ministri Lorenzo Fontana e Matteo Salvini presenziavano al Congresso Mondiale della Famiglia esprimendo la propria preoccupazione rispetto al calo demografico nonché il proprio pieno sostegno a ogni tipo di politica volta a sostenere e tutelare la maternità, l’Inps ha fatto sapere che la legge di bilancio del 2019 non ha rinnovato il “bonus baby sitter“, quella che misura che dava accesso a 600 euro mensili per un massimo di sei mesi alle mamme che rinunciavano al congedo parentale facoltativo per pagare servizi di baby sitting o le carissime rette dell’asilo nido. Le mamme che desiderano tornare a lavoro dopo la maternità obbligatoria non avranno più nemmeno quel piccolo aiuto, quindi, cancellato con un colpo di spugna dopo sei anni.

Altro che coppie gay, è la politica la causa dell’inverno demografico

L’inverno demografico che l’Italia sta attraversando ormai da anni non è affatto provocato dalle unioni civili o dai diritti per le coppie omosessuali, come alcuni illuminati esponenti dell’esecutivo Conte vanno sostenendo, nessuna di queste cose sta minacciando o mettendo in pericolo la “famiglia tradizionale” quanto la totale assenza di qualsivoglia aiuto o facilitazione per le mamme e le famiglie e le miopi politiche sociali che da anni si susseguono. Chi dovrebbe far figli, parlando di fascia demografica, vive schiacciato tra precariato, stipendi che non consentono quasi di sopravvivere, figuriamoci mantenere una famiglia, e la totale assenza di servizi. Non ci sono abbastanza asili nido, lo si dice da anni, e i pochi che ci sono costano un occhio della testa. Dunque che si fa? Per agevolare le nuove famiglie e le neo-mamme si cancella uno dei pochi aiuti esistenti. Una scelta eccezionale, non c’è che dire. Ah, però abbiamo il ministero della famiglia e gli esponenti del governo vanno a Verona a difendere la famiglia tradizionale, che fortuna!

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Foto di copertina di contato1526 da Pixabay 

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