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Come funziona la propaganda del Movimento 5 Stelle?

Come funziona la propaganda del Movimento 5 Stelle? Ne avevo già parlato qualche settimana fa, quando Di Maio ha diffuso quell’imbarazzante fogliettino con i “fatto” per parlare delle epocali norme contenute nella superfantastica legge di bilancio del mega-governo galattico Conte.

Con il caso Carige, le tecniche di propaganda utilizzate dal M5S per smarcarsi dalle polemiche si rivelano in tutta la loro chiarezza, forse più che in precedenza. La propaganda del Movimento 5 Stelle ruota tutta intorno a tre fondamentali elementi: la disintermediazione operata attraverso un uso massivo dei social network, il livello di profondità e analisi ridotto a zero e la continua denigrazione della classe giornalistica e di chiunque osi avanzare critiche.

Fateci caso: rispetto agli anni dell’opposizione, ora il Movimento 5 Stelle ha un atteggiamento molto “passivo-aggressivo”, adottato quando ha iniziato a notare che la narrazione propagandistica che ha intessuto per anni stava iniziando a rivoltarglisi contro. Tutti i contenuti realizzati per rispondere alle polemiche e difendere il Movimento 5 Stelle dagli “attacchi” hanno una caratteristica comune: livello di approfondimento pari a zero.

Sono costruiti apposta così, come direbbe Luttazzi, “vanno in onda in forma ridotta per venire incontro alle capacità mentali” della fanbase grillina. Più l’argomento è ostico, più i contenuti sono superficiali. Zero analisi, zero dettagli, decine di slogan e l’immancabile insulto – ormai nemmeno troppo velato – ai giornalisti che raccontano balle. Insomma, la linea adottata è molto chiara: non siamo noi che sbagliamo, sono i poteri forti che creano polemiche ad hoc per screditarci e i giornalisti raccontano balle perché gli viene richiesto dal sistema.

Ora, sapete bene come la penso sui giornalisti che raccontano balle: ci sono, esistono, sono purtroppo molti e sono a mio avviso la causa del declino di questo mestiere. Nonostante ciò, chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale sa bene che un giornalista cialtrone si riconosce da un giornalista competente e bravo da un fondamentale elemento: i dati e le conferme che porta a supporto della propria notizia.

Prendiamo il caso del decreto salva-Carige copiato da Gentiloni. Indiscutibilmente il decreto è copiato (e a ragione, ma non è questo il punto) basta fare un’analisi del testo mettendo a confronto i due provvedimenti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

Eppure, anche davanti a prove schiaccianti il Movimento 5 Stelle ha negato le evidenze buttandola in caciara e costruendo un post, il famoso decalogo diffuso da Di Maio, con un unico fine: confondere l’elettore del Movimento 5 Stelle spiegando un argomento molto complesso con brevissimi slogan superficiali, nessun dettaglio e per di più inserendo nel mezzo argomenti che nulla c’entrerebbero (vedi Etruria) ma che diventano il reale fulcro del messaggio divulgato perché parlano alla pancia delle persone.

Risultato: l’elettore che meno conosce l’argomento del dibattito viene portato a credere che quella cosa scritta da Di Maio sia veritiera e che davvero i giornalisti sono persone cattive che inventano cose per divertimento. In realtà viene preso in giro e nemmeno se ne accorge.

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