Barilla
Attualità, Lavoro e sfruttamento

Barilla, l’ennesimo privilegiato che consiglia ai giovani di farsi sfruttare

Prosegue incessante la narrazione mediatica sugli sfaticati giovani che non hanno voglia di lavorare. Dopo decine e decine di articoli dedicati alle testimonianze di imprenditori della ristorazione e del turismo che non riescono a trovare lavoratori disposti a fare la stagione estiva perché, secondo loro, i giovani preferirebbero il reddito di cittadinanza a un lavoro vero, oggi è la volta dell’ereditiere che dall’alto della sua esperienza di vita vissuta nel mondo reale consiglia ai giovani di “mettersi in gioco cercando lavori probabilmente poco remunerati”.

Parliamo di Guido Barilla, presidente dell’omonimo gruppo alimentare, che in un’intervista rilasciata a La Stampa ha dichiarato: “Molte persone scoprono che stare a casa con il sussidio è più comodo rispetto a mettersi in gioco cercando lavori probabilmente anche poco remunerati. C’è un atteggiamento di rilassamento da parte di alcuni che io spero termini perché invece serve l’energia di tutti. Rivolgo un appello ai ragazzi: non sedetevi su facili situazioni, abbiate la forza di rinunciare ai sussidi facili e mettetevi in gioco. Entrate nel mercato del lavoro, c’è bisogno di tutti e specialmente di voi”.

Insomma, secondo Barilla – che, ci terrei a ricordare, dopo gli studi universitari in Filosofia, entra nel gruppo di famiglia a 24 anni, diventandone dirigente quattro anni dopo – il problema sarebbe che i giovani non si mettono abbastanza in gioco, non sarebbero disposti a lavorare “poco remunerati” e preferirebbero stare a casa con il sussidio, in rilassamento. Non si capisce bene a che sussidio si riferisca il signor Barilla dato che, se parliamo del reddito di cittadinanza che in questo periodo va molto di moda attaccare, è una misura che riguarda i nuclei familiari e ha un importo medio di 559 euro mensili e che il 60% dei nuclei coinvolti percepisce un importo inferiore a 600 euro e solo l’1% sopra ai 1.200 euro. Certo che se l’idea imprenditoriale di molti è che vada più che bene lavorare per qualsiasi cifra indegna pur di lavorare, allora vale tutto.

Poco importa, comunque, perché è chiaro, leggendo l’intervista, che il signor Barilla descrive un mondo che non ha mai vissuto, fortuna sua, attaccando i giovani, al pari di tanti altri politici, giornalisti e sedicenti opinionisti che da ormai troppi mesi si divertono a giocare al tiro al piccione. Anzi anni, oserei dire. Poco importa, inoltre, perché il signor Barilla è evidentemente convinto che i giovani preferiscano percepire un sussidio per stare in panciolle e ignora il fatto che le generazioni under 35 sono da anni costrette a rimbalzare da uno stage all’altro, da un lavoro precario e sottopagato all’altro, a lavorare da dipendenti mascherati da partita iva accollandosi tutti i costi e che, complice la condizione precaria, sono spesso fuori dal circuito degli ammortizzatori sociali – a meno che non abbiano la fortuna di avere almeno un contratto a tempo determinato – e, soprattutto, sono privati della possibilità di anche solo immaginare la costruzione di un futuro più stabile ed equilibrato.

Una condizione che Barilla non conosce affatto e, nonostante questo, si permette di giudicare dall’alto della sua fortunata e invidiabile esperienza professionale frutto dell’essere nato nella famiglia giusta. A differenza di altri.

Charlotte Matteini

Mi chiamo Charlotte Matteini, sono nata il 30 dicembre del 1987 e tra pochi mesi compirò *enta anni. Sono laureata in una materia piuttosto bistrattata: comunicazione politica. Ho un passato da consulente, professione mollata per seguire la mia vera passione: il giornalismo. Sono ufficialmente giornalista dal 2016, ufficiosamente dal 2011, e mi occupo di politica interna e polemiche assortite.

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