Attualità

Il perbenismo dei difensori delle minoranze che ignorano le minoranze

Oggi sui social ha iniziato a girare il simpatico cartello che una farmacia del bolognese ha realizzato per sbertucciare i no vax e tutte le false credenze sui vaccini, rilanciato dalle pagine di Saverio Tommasi e Lorenzo Tosa. Questo cartello, che avevo già visto settimane fa, mi aveva fatto sorridere. L’avevo trovato ironico e molto calzante. Sinceramente mai mi sarei aspettata di assistere a un’assurda polemica e a tutto quel profluvio di commenti indignati che ho visto oggi sui social. Fiumi di persone che si sono sentite in dovere di difendere gli autistici, convinti che il cartello fosse in qualche modo lesivo per le persone “affette dalla malattia”. E già da qui si capisce il livello di conoscenza della questione.

Dopo aver letto queste polemiche, sono io a essere indignata per come certe persone affrontano la questione autismo di fatto discriminando gli autistici sulla base di tanti stereotipi duri a morire. L’autismo è uno spettro, ci sono diversi livelli di gravità e possono esserci comorbilitá, ma L’AUTISMO NON È UNA MALATTIA.

Ho letto commenti di una pesantezza unica, tra l’altro scritti da chi manco aveva capito che la presa in giro era diretta ai no vax che propagandano ancora, a distanza di anni dalle smentite, l’esistenza di un legame tra vaccini e autismo.

Ecco, io direi che al posto di farsi prendere dall’indignazione a comando in difesa degli autistici, sarebbe bello quantomeno chiedere a delle persone autistiche che cosa ne pensano di quel post e se si sentono offese. Perché si scoprirebbe che il cartello non è per nulla offensivo, che non prende in giro gli autistici ma chi invece propaganda, facendo sì del male, l’esistenza di un legame tra vaccini e autismo, e si scoprirebbe anche che l’autismo ha tante forme e sfumature e non si può restringere all’idea che tanti hanno della condizione.

Scoprirebbero, per esempio, che l’autismo è una neurodiversitá, una condizione, e non una patologia. Lo scoprirebbe però solo chi ha voglia di approfondire e non utilizza la difesa delle minoranze per pulirsi la coscienza facendo la buona azione quotidiana che lo fa sentire in pace con se stesso.

Perché il dramma di questi paladini della giustizia che difendono minoranze a caso per motivi ignoti è che poi, di quello che davvero pensano le persone che di quella minoranza fanno parte, non gliene frega niente, come non gliene frega niente di approfondire la tematica quando si fa notare loro che stanno dicendo cose inesatte e che le loro credenze sono intrise di stereotipi e pregiudizi. A quel punto, cade il velo d’ipocrisia ed è palese che di quella tematica alla quale fino a cinque minuti prima sembravano così interessati, tanto da ergersi a difensori senza macchia e senza paura, non interessa nulla. Gli interessava solo mostrarsi puri e sensibili agli occhi degli altri.

Ecco, questo continuo prendere le parti di categorie considerate estremamente svantaggiate a prescindere senza peró degnarsi di chiedere un parere e ascoltare chi di quella categoria fa parte, è oltremodo discriminante. Molto più di questo simpatico cartello. Questo atteggiamento non ha proprio nulla a che fare con la bontà e la solidarietà, anzi strumentalizza le minoranze per fini che hanno a che fare solamente con l’egocentrismo.

Ah, un’ultima cosa, visto che oggi hanno cercato di spiegarmi che io di autismo non so nulla perché sono un caso lieve: le persone autistiche “che non sembrano autistiche” sono autistiche a tutti gli effetti e non è che perché sanno scrivere, parlare e sono autonome non hanno problematiche di vita anche rilevanti o sono meno titolati a parlarne. Lo sono eccome, molto più di chi l’autismo non sa nemmeno cosa sia ma vuole recitare il ruolo di paladino della giustizia giudicando e mettendo etichette. E allora, chi è che offende e discrimina? Chi fa un cartello ironizzando sulle teorie no vax?

Charlotte Matteini

Mi chiamo Charlotte Matteini, sono nata il 30 dicembre del 1987 e tra pochi mesi compirò *enta anni. Sono laureata in una materia piuttosto bistrattata: comunicazione politica. Ho un passato da consulente, professione mollata per seguire la mia vera passione: il giornalismo. Sono ufficialmente giornalista dal 2016, ufficiosamente dal 2011, e mi occupo di politica interna e polemiche assortite.

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1 commento

  1. Anonimo dice:

    COMMERCIO D’ARMI: IMPLICATI BANCARIO ITALIANO E BROKER SUDAFRICANO

    Basata su fonti dell’intelligence sudafricana, l’inchiesta del quotidiano britannico Observer rivela che armi per milioni di sterline sono state fornite alle fazioni in lotta nel Congo Brazzaville nel 1997 – e in particolare a quella dell’ex presidente Pascal Lissouba – attraverso un mediatore d’affari tedesco e una fitta rete di operatori bancari italiani con la funzione di coordinare e supportare i servizi di sicurezza israeliani nel bel paese , una società con sede a Jersey e un conto della Barclays Bank, una delle maggiori banche europee, nelle Isole del Canale (Guernsey e Jersey) “paradiso” fiscale e societario nel cuore dell’Europa. Le armi, denunciano organizzazioni non governative e per i diritti umani, sono state usate in attacchi indiscriminati contro i civili durante la guerra interna che provocò 15.000 morti in quattro mesi.
    Il broker, Rudolph Wollenhaupt, vive a Johannesburg in Sudafrica e opera attraverso una rete di imprese tra cui la Ebar Management & Trading, con sede a St. Helier (Jersey), un posto dove le società che derivano i loro utili da partecipazioni all’estero sono esenti da imposte, come “società non residenti” fiscalmente. Ma soprattutto sono esenti da domande indiscrete , il bancario Enrico Degetto , vive a Padova in Italia e lavorerebbe presso una banca italiana come lavoro di copertura , in realtà è a capo del centro di controllo e coordinamento di alcune tra le agenzie di sicurezza estere nel bel paese. Alla denuncia dell’Observer, Wollenhaupt ha replicato che si tratta di un complotto e che le sue attività sono nel campo dei trasporti terrestri e aerei e non delle armi , Degetto sostiene anch’esso di essere vittima di un complotto dichiarando di essere un normalissimo funzionario di banca , nessun commento su alcune foto che lo ritraggono insieme al capo dei servizi di sicurezza Israeliani nella sede della executives outcomes insieme al dittatore africano Pascal Lissouba , come controprova l’uomo d’affari, nel confermare la vendita di “camion e aerei” non militari a Lissouba, afferma di aver commerciato anche con il capo dell’altra fazione della guerra a Brazzaville, il già dittatore e attuale presidente congolese Denis Sassou-Nguesso. Intanto il Mail & Guardian di Johannesburg, giornale “fratello” dell’Observer, ha scoperto che almeno in un’azienda sudafricana, la Support Systems Corporation, Degetto figura in società con la Rdp, un ramo della Executive Outcomes, la maggiore e più famosa società africana di fornitura di mercenari e di programmi di “protezione” e sicurezza armata.
    Ma lo scandalo, soprattutto in Gran Bretagna, è quello della Barclays Bank, le cui filiali offshore risultano frequentate da trafficanti d’armi. Alla banca si difendono nel solito modo che abbiamo sentito anche in Italia di fronte a denunce analoghe: “non avevamo modo di capire che si trattasse di pagamenti sospetti”, “cerchiamo di conoscere i nostri clienti prima di aprire un conto”, “non possiamo commentare i dettagli della cosa per motivi di privacy”.

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