Sapessi com’è strano essere un sospetto Covid-19 a Milano

Si diceva “esterrefatto e amareggiato” per degli attacchi contro una Regione, la Lombardia, che funziona e che risolve i problemi, questo dichiarava il presidente Attilio Fontana un paio di settimane a Radio Rai 1, sottolineando che il “sentimento anti-lombardo” si troverebbe “solamente nella classe politica” mentre invece “la sensazione è che da parte dei cittadini ci sia una grande solidarietà nei nostri confronti”. Convinto di non aver sbagliato nulla e rifiutando di prendere anche solo in considerazione le evidenti carenze nella gestione dell’emergenza Covid-19, l’ineffabile duo Fontana-Gallera da settimane e settimane dichiara a spron battuto su ogni media possibile che i numeri in Lombardia sono buoni, i dati sono positivi, la situazione è gestita al meglio e che chi critica, in realtà, è mosso da invidia politica.

Si potrebbe scrivere un libro sulle cappellate che l’ineffabile duo ha combinato nei mesi di egregia gestione dell’emergenza Covid-19, ma non finiremmo più. Forse è più utile raccontare, proprio nel giorno in cui le regioni italiane riaprono i confini, come la Regione Lombardia sta gestendo la sorveglianza e il tracciamento dei sospetti casi Covid-19 sul territorio, in particolare su Milano.

Con una determina del 7 maggio scorso, dall’11 maggio i medici di base hanno finalmente ottenuto la possibilità, negata nei mesi cruciali dell’epidemia, di prescrivere i tamponi ai pazienti sospetti Covid-19. Dall’11 maggio scorso, quindi, i medici di lombardi sono tenuti a segnalare alle ATS del territorio tutti i pazienti che presentano sintomi simil-influenzali riconducibili al Covid-19 anche lievi. Con la segnalazione ad ATS, il soggetto sospetto sarà obbligato a osservare l’isolamento fiduciario fino all’esecuzione del tampone e arrivo del relativo referto negativo. Secondo quanto comunicato via mail ai medici di base, e annunciato dall’assessore al Welfare Giulio Gallera urbi et orbi, il tampone ai soggetti segnalati sarebbe stato eseguito tempestivamente, entro 48 ore. Fantastico, no?

No, non è fantastico, perché quanto decantato dalla Regione Lombardia ha gettato in un limbo oscuro e infinito i pazienti sospetti Covid-19 residenti a Milano e in carico ad ATS Milano Città Metropolitana. Dall’undici maggio, sono migliaia le segnalazioni che i medici di base hanno inviato ad ATS Milano mediante il portale predisposto dalla Regione, così tante che il sistema è andato completamente in tilt, ha retto circa un paio di giorni prima di finire a gambe all’aria. Altro che tamponi in massimo 48 ore, i residenti milanesi prima di ottenere una diagnosi, positiva o negativa che sia, si ritrovano costretti in isolamento per settimane. Sono svariate le settimane che intercorrono tra la segnalazione ad ATS e la chiamata per l’esecuzione del tampone e altrettante settimane passano prima di ottenere il referto dell’esame diagnostico. In queste settimane, i pazienti sospetti Covid-19 devono rimanere in quarantena, non possono uscire di casa per alcun motivo, non possono provvedere a se stessi in alcun modo, sono completamente privati di ogni tipo di autonomia, senza diagnosi alcuna e senza supporto alcuno da parte degli enti preposti.

Per velocizzare le pratiche, ATS Milano ha predisposto un modulo sul suo sito che permette al cittadino di segnalare l’esistenza di una richiesta di tampone pendente che non viene evasa. Potrete compilare quel modulo centinaia di volte, non vi chiamerà nessuno. Quel che è peggio, è che con le nuove regole, la quarantena fiduciaria dei sintomatici sospetti Covid-19 non dura più 14 giorni dall’ultimo sintomo accusato, ma fino all’esito negativo del tampone. Sine die, praticamente, perché ben pochi medici accetteranno di revocare la segnalazione ad ATS prima che la vostra negatività venga ufficialmente provata. Un vero e proprio calvario che pare non avere alcun tipo di soluzione: inviare reclami ad ATS non funzionerà, non vi risponderà nessuno. Sollecitare il tampone chiamando ATS Milano non funzionerà. Chiamare il numero verde predisposto dalla Regione Lombardia per l’emergenza Covid-19 sarà perfettamente inutile, vi diranno che a Milano ATS non riesce a gestire i tamponi, che c’è una corposa coda da smaltire, che potrebbero chiamarvi in dieci, quindici giorni o anche di più. E non pensate di salvarvi qualora doveste ottenere il benedetto tampone, perché a quel punto dovrete attendere l’esito dello stesso in isolamento e potreste riceverlo dopo 7-10-15 giorni. Ma c’è anche chi non lo riceve proprio perché pare andato perso. Sono migliaia i cittadini milanesi che stanno vivendo questo calvario da settimane, alcuni sono costretti in isolamento anche da mesi.

Però secondo l’ineffabile duo Fontana-Gallera la situazione in Lombardia è sotto controllo, l’emergenza è stata contenuta in maniera formidabile, non c’è nulla che non funzioni e chi lo dice è solamente invidioso, mosso solo da intenti politici non troppo cristallini. Sarà, ma io al duo Fontana-Gallera vorrei far provare cosa significa stare per settimane agli arresti domiciliari senza alcuna diagnosi, senza alcun supporto, senza che nessuno si preoccupi di offrirti un minimo di assistenza e, soprattutto, senza una data di scarcerazione certa.

4 Replies to “Sapessi com’è strano essere un sospetto Covid-19 a Milano”

  1. Non vivo in Lombardia, ma penso a tutti gli errori commessi ed insabbiati che hanno peggiorato la situazione, leggo il tuo resoconto, e capisco che se si riuscirà ad uscirne del tutto il merito sarà unicamente dei cittadini

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: