Analisi politiche, Attualità

Il partito più femminista della storia italiana

“Le donne sono fondamentali nella società e dobbiamo coinvolgerle di più in politica. Saremo il partito più femminista della storia italiana e saremo d’esempio anche per gli altri partiti“, dichiarò al Messaggero Matteo Renzi nel settembre 2019. Un anno e mezzo dopo, di quel femminismo tanto sbandierato dal fondatore di Italia Viva sembra rimanere ben poco. Eloquente la conferenza stampa di questo pomeriggio, convocata alla Camera dei Deputati per aprire ufficialmente la crisi del Conte Bis.

Oggetto dell’evento: le dimissioni delle ministre Elena Bonetti e Teresa Bellanova e del sottosegretario Scalfarotto e, di conseguenza, il ritiro della delegazione di Italia Viva dal Governo. Durante la conferenza stampa, però, Matteo Renzi ha riservato ben poco spazio alle ministre dimissionarie, relegandole praticamente a elementi di scenografia, sullo sfondo di una conferenza stampa che avrebbe dovuto vederle protagoniste. Un vero e proprio pugno nell’occhio.

Il leader di Iv ha parlato in lungo e in largo per decine e decine di minuti, attaccando Conte con una veemenza che non aveva riservato nemmeno a Matteo Salvini nei giorni della crisi del Papeete. Dopo cinquanta minuti di discorso, dopo aver risposto alle domande dei giornalisti indirizzate alle dimissionarie ministre, Matteo Renzi ha lasciato la parola a Bellanova e Bonetti per una manciata di minuti per poi concludere e tirare le fila dell’annuncio che, nei suoi piani, spariglierà le sorti del Conte Bis e del Paese in piena pandemia.

Che Matteo Renzi sia un presenzialista assoluto e non ami dividere la scena mediatica e politica con nessuno è un fatto più che noto ed evidente. Che però il leader del “partito più femminista della storia italiana” tratti le proprie parlamentari e ministre alla stregua di statuine, sostanzialmente buone a fare solamente da tappezzeria alla conferenza stampa che potrebbe sancire la fine del Governo che Iv ha di fatto fatto nascere, è qualcosa che con il femminismo ha ben poco da spartire. Così come ha ben poco da spartire con il femminismo il continuo sbandierare, a favor di telecamera, nomine di donne a posizioni apicali della politica per poi trattarle alla stregua di marionette senza un’agibilità politica propria.

 

 

Charlotte Matteini

Mi chiamo Charlotte Matteini, sono nata il 30 dicembre del 1987 e tra pochi mesi compirò *enta anni. Sono laureata in una materia piuttosto bistrattata: comunicazione politica. Ho un passato da consulente, professione mollata per seguire la mia vera passione: il giornalismo. Sono ufficialmente giornalista dal 2016, ufficiosamente dal 2011, e mi occupo di politica interna e polemiche assortite.

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