Elezioni 2018, dalla disfatta del Pd al cappotto del M5S al Sud: la mia analisi

Il Movimento 5 Stelle ha fatto cappotto, vincendo soprattutto al Sud. La media nazionale vede i grillini con oltre il 32% dei consensi, con punte del 50% nelle regioni meridionali.

In questi giorni molti esponenti del Pd, soprattutto, stanno sostenendo che a votare il Movimento 5 Stelle siano stati ignoranti che aspirano al reddito di cittadinanza e proprio per questo motivo i pentastellati avrebbero sbancato al Sud. A parte che un’analisi di questo tipo è piuttosto riduttiva, cela soprattutto una sorta di presunzione di superiorità da parte dei perdenti:

È indubbio che la proposta possa aver pesato sulla decisione finale, funziona così, ma è davvero riduttivo pensare che ci sia metà paese che non abbia voglia di fare un cazzo e stia lì ad aspettare il messia con il reddito di cittadinanza. Il Sud è da anni attanagliato da profondissimi problemi di disoccupazione, lavoro nero, Pil ben al di sotto della media nazionale, problemi che affondano le radici nei decenni addietro e che nessuno ha mai risolto.

Nonostante negli ultimi anni il Paese sia cresciuto e la disoccupazione sia diminuita a livello nazionale, lo dicono i dati, una parte di Italia è rimasta indietro, è stata di fatto abbandonata. Mentre si festeggiavano i punti di Pil in più, si bollavano come gufi e rosiconi quelli che cercano di mettere in luce le varie storture che stavano emergendo, soprattutto nel mondo del lavoro.

Se da un lato crescevano gli occupati e questi numeri venivano pompati e sponsorizzati all’inverosimile, dall’altro ci si dimenticava però di rilevare che la qualità di questi contratti era molto scarsa: meno della metà erano posti a tempo indeterminato, gran parte erano precari, malpagati o a chiamata.

Attraverso la narrazione, più spudorata prima e meno presuntuosa poi, il governo ha a più riprese cercato di dipingere uno scenario idilliaco che poteva andar bene per una minima parte di paese, quella più agiata e produttiva. Ma il resto del paese, sentitosi preso in giro e abbandonato, ha presentato il conto finale bocciando misure e narrazione governativa.

Perché non è solo grazie al reddito di cittadinanza che i 5 stelle hanno vinto? Perché i 5 stelle, e questo vale anche per la Lega, hanno parlato di cose che le persone normali considerano concrete: del lavoro, dei più deboli, dei disabili, dei problemi della vita quotidiana.

Analizzando i flussi elettorali, è ben evidente un dato: I 5 stelle hanno sbancato soprattutto tra i giovani, quella parte di popolazione vessata dalle politiche dei governi degli anni 70-90 e di fatto praticamente esclusa dal mondo del lavoro e dimenticata dalla politica, mentre il Pd è stato votato per la maggior parte da pensionati, esattamente come Forza Italia, la classe che i dati di Banca d’Italia dipingono come quella che meno ha risentito della crisi.

Se M5S ha vinto al Sud, al contrario il Pd è andato molto bene a Milano, la città più ricca d’Italia e che produce il 10% del pil nazionale, una città che sta bene e dove la popolazione ha molte più opportunità e servizi rispetto ad altre zone. Tutti nullafacenti al Sud e desiderosi di essere mantenuti? Francamente non credo.

Inoltre, il Movimento 5 Stelle risulta non solo avere l’elettorato tra i più eruditi d’Italia, a livello di titoli di studio, ma risulta anche aver cannibalizzato il bacino elettorale del Pd: i voti dei dipendenti pubblici sono andati a loro e il 16% circa degli elettori Pd alle europee (quel 40.8% tanto strombazzato nel corso degli anni insieme al 40% del fallito referendum costituzionale) ha scelto i grillini a questa tornata elettorale e solo il 4% gli scissionisti di Leu. Cosa significa questo? Che la narrazione del Pd portata avanti allo stremo da Renzi ha di fatto soddisfatto i soli renziani e allontanato tutti gli altri. E su questo punto l’allarme era stato lanciato da molti, allarme rimasto inascoltato per troppa presunzione, una presunzione pagata cara.

Di contro, Leu (e prima ancora Mdp, Si, Sel) ha pagato lo scotto dell’essersi arrovellata a parlare di scissioni e liti tra ex compagni per praticamente un anno intero, dando all’esterno l’immagine di un partito molto poco connesso con la base del paese, con gli operai, i lavoratori, gli ultimi, e troppo concentrato su se stesso e sulla lotta al potere con il Pd.

Insomma, il Sud e la maggior parte dell’Italia a queste elezioni ha dato un messaggio forte e chiaro alla classe politica, che non è esattamente il ‘vogliamo il reddito di cittadinanza per grattarci la pancia’: ci vuole un cambio di passo, persone nuove, persone che parlino dei problemi concreti del paese e che si accorgano che più di metà dell’Italia che è rimasta indietro e che non ha minimamente sentito gli effetti benefici della crescita del Pil.

A questo messaggio, però, Renzi ha risposto con delle dimissioni post-datate e nessun tipo di autocritica e nessuna possibilità di fare domande per i giornalisti, rivelando per l’ennesima volta di non aver affatto capito che il Pd è praticamente morto per colpa sua, del suo atteggiamento arrogante ed egoriferito che gli ha impedito di vedere con lucidità che cosa stava succedendo davvero in quella parte di paese che ben poco ha a che fare con il dorato mondo degli industriali e della finanza.

1 commento su “Elezioni 2018, dalla disfatta del Pd al cappotto del M5S al Sud: la mia analisi

  1. Ciao Charlotte, condivido la tua analisi, lucida e onesta!
    Adesso però al governo chi ci va?
    Bella anche l’intervista alla Dottoressa Fornero, una persona che stimo anche se si difende sempre dai bollini che le sono stati appiccicati dopo la riforma che porta il Suo nome….le elezioni non si vincono con i discorsi sobri e assennati, purtroppo! E il trend mi sembra uguale anche all’estero (vedi Usa) . A me appassiona molto la politica fatta dal “basso” quella che davvero ha il potenziale di affievolire le disuguaglianze e i differenti punti di partenza…Ti faccio una provocazione: perché non intervisti Alessandro D’Avenia??

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